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TU VO FA’ L’ITALIANO!

La nostra televisione è in crisi!

Si, l’Italia è il paese del buon cibo, della grande letteratura e dei grandi film d’autore, eppure c’è un settore nel quale non riesce ad eccellere e a dimostrarsi originale: i telefilm.
Già il fatto che noi italiani le chiamiamo “fiction” e non “telefilm” è simbolo di un’arretratezza ingiustificata nei confronti degli Stati Uniti. A fare riflettere un articolo di un po’ di tempo fa di Chiara Poli, importante giornalista che si occupa di telefilm. In esso la Poli riflette, seguendo la scia di Boris, sull’assenza di originalità della fiction italiana. Ma la cosa più grave è che non sono gli sceneggiatori o gli scrittori privi di idee, ma sono i vertici delle “grandi” fiction a limitarli, accusandoli di essere troppo “americani” per i gusti del popolo dello stivale. Ma se i telefilm americani hanno un grande successo in Italia ci sarà un motivo no? Perché si ha tanta paura di fare un prodotto di alta qualità e originale? Perché gli sceneggiatori si devono creare problemi sull’essere troppo americani e non sull’essere troppo italiani?
Supponiamo che per la nostra nazione si aggirino i “nuovi” jj. Abrams, Kevin
Williamson o  Josh Schwartz, le loro idee verrebbero sicuramente limitate  per paura che il pubblico italiano non capisca. Intervistando diversi attori della televisione italiana, c’è una certa consapevolezza che rispetto al continente americano siamo indietro anni luce e i fattori sembrano essere molteplici. Oltre a quelli già citati prima, infatti, emergono anche la sproporzione dei budget e  la mancanza di coraggio delle reti a diversificare i temi. Proprio di mancanza di coraggio ha parlato, al Roma Fiction Fest, Claudia Mori. La produttrice televisiva ha denunciato appunto questo aspetto e ha messo in risalto le difficoltà che si incontrano a far passare certi temi tra i canali generalisti, perché essi preferiscono mandare in onda serie “consolanti”. Insomma anche gli attori e i produttori nostrani si sentono un po’ come Stanis La Rochelle di Boris, ovvero prigionieri dell’essere troppo italiani. Boris, insieme a  Non pensarci e a Romanzo criminale sembrerebbero le uniche serie innovative e originali, che non basano i loro successi su storie familiari o sul “dramma” che può essere dimenticarre di andare a prendere il proprio figlio a scuola. Non fraintendiamoci serie come Un medico in famiglia e I Cesaroni sono serie di successo e, soprattutto nelle prime serie,  è giustificato, perché anche esse dimostrano di essere buoni prodotti e ben recitati. Ma dopo qualche serie il clima cambia, il tono di serietà che caratterizzavano le prime serie scompare, aumenta il lato comico, e l’originalità comincia a scomparire, dal momento che non sanno più a che santo votarsi per mantenere credibilità. E allora cominciano le morti di personaggi importanti, i divorzi di matrimoni che avevano fatto la storia di quelle fiction, separazioni, tradimenti, gente incinta... Insomma la gente continua a seguire la serie più perché ormai si è affezionata ai personaggi e alle vicende, piuttosto che per la qualità e per l’originalità. Pensateci bene! Non è davvero così?
Occorre quindi correre ai ripari alla svelta, perché è in ammissibile che in America ci sia un’enorme varietà di generi, mentre in Italia esiste soltanto il family, il crime e la sit-com.
Per tentare di risolvere il problema bisogna concedere più fiducia agli sceneggiatori prima che si stanchino di essere troppo italiani, perché va bene avere spirito patriottico, ma così c’è veramente il rischio di rimanere troppo indietro e che il pubblico decida abbandonare le serie italiane perché, in fondo, sentirsi americani nel contesto televisivo è sicuramente un grande complimento!

 

Francesco Sciortino


 

Commenti  

 
0 #4 Elena 2010-07-20 10:51
, agli occhi del fidanzato, si trasforma in Reagan de "L'esorcista")come il Ally Mcbeal. Stranamente vengono trattati dei temi piuttosto scottanti (omosessualità e AIDS ma non collegati l'uno all'altro ecc...)senza quella patina di giudizio morale tipica di un paese che ha il vaticano sul groppone. Tutto ciò per dire che intravedo una speranza!
Piccolo appunto: il termile "telefilm" è italiano e viene usato solo in Italia
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+1 #3 Elena 2010-07-20 10:50
Sono d'accordo con te, di sicuro la televisione italiana non ha i budget (ne', del resto, il mercato) di quella americana, ma sicuramente ci sono degli ottimi sceneggiatori a cui dovrebbe essere data la possibilità di fare il proprio lavoro, quello di scrivere e non quello di scopiazzare (sia chiaro non per loro volontà)qua e là battute oramai stantie che ci trasciniamo dai tempi della Rivista. Oltretutto, come dici tu, non vedo perchè determinati temi debbano non essere toccati se comunque li ritroviamo nella serialità americana che va in onda sule stesse reti italiane. C'è però una piccola eccezione, mi hanno convinta a dare un'occhiata a "Tutti pazzi per amore", pur essendo un prodotto palesemente italiano, si avvale dell'esempio della serialità americana: ibridazione dei generi, citazionismo della cultura pop ma anche di quella classica (divertente la puntata in cui uno dei protagonisti viene perseguitato da Leopardi) e messa in immagine dei pensieri (la protagonista che
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0 #2 catrina 2010-07-20 10:44
Non potrei essere piĂą d'accordo!
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+1 #1 Martina 2010-07-20 10:36
*_* *_* *_* sacrosantissime parole !!!
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