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PROFESSIONE: MIETITORE D'ANIME

Insolite carriere da Dead Like Me a Reaper

 

Nel mare magnum dell’universo telefilmico si può dire che ogni argomento e genere è stato affrontato da diverse prospettive, basti pensare per esempio alle serie medical, dalla drammaticità di E.R. si è passati per la comedy di Scrubs fino al drama-sentimentale di Grey’s Anatomy e Private Practice. La morte certo non fa eccezioni: nonostante la fisiologica presenza in qualunque serie che non abbia per protagonisti personaggi immortali e immuni al sonno eterno, intorno al tema della morte sono nati diversi telefilm che ne hanno parlato dalla prospettiva degli anatomo-patologi (Crossing Jordan e Bones, solo per citarne qualcuno), da quella dei sensitivi (Medium, Ghost Whisperer) e degli impresari funebri (Six Feet Under), fino ad arrivare a quella dei mietitori di anime. Emblematici in questo genere sono i casi di Dead Like Me e Reaper che, seppure con modalità e storie abbastanza diverse, portano in scena il mondo dei mietitori di anime di professione.

Dead Like Me racconta le vicende di Georgia Lass, ragazza di 18 anni che  durante la pausa pranzo nel suo primo giorno di lavoro muore colpita da una tavoletta del water di una stazione spaziale. Da quel giorno Georgia entra a far parte del gruppo di non morti che si occupano di rimuovere le anime dal corpo di coloro che stanno per morire in modo violento, una sorta di “cortesia” per evitare il trauma di una fine dolorosa e talvolta grottesca. Guidata dal leader del gruppo Rube - interpretato da Mandy Patinkin - Georgia dovrà imparare a convivere con l’idea che la fine della sua vita sua sia stata ingiusta e precoce (lasciandola con una situazione familiare molto tesa in sospeso) ma soprattutto dovrà imparare a svolgere il suo lavoro senza interferire con il sopraggiungere della morte. Quello che la protagonista svolge insieme ai suoi “colleghi” Mason, Roxy, Betty e Daisy si potrebbe considerare una sorta di servizio alla collettività commissionato dai “piani alti” attraverso una lista giornaliera di nomi e ora approssimativa del decesso, un lavoro importante per contribuire a mantenere l’equilibrio tra la vita e la morte.
Così come Georgia deve suo malgrado svolgere un lavoro che non ha mai chiesto di fare, anche Sam Oliver in Reaper si trova nella stessa situazione, con la differenza che a costringerlo a eseguire gli ordini è il diavolo in persona (un sempre elegante e distinto Ray Wise) che possiede l’anima del ragazzo. Sam è un ragazzo come tanti che ha deciso di lasciare il college e di lavorare in un negozio di ferramenta insieme agli amici di sempre Sock e Ben e alla ragazza che da sempre ama Andi, senza avere reali prospettive per la sua vita futura. Al compimento dei 21 anni il diavolo si presenta per riscuotere la sua anima, che i genitori hanno venduto prima che nascesse per poter essere aiutati, assengnandogli il compito di recuperare le anime fuggite dagli inferi. Aiutato da Sock e Ben - le uniche persone alle quali Satana concede di sapere del compito del ragazzo - Sam diventa un mietitore di anime. Il compito che il diavolo assegna a Sam non ha l’obiettivo di togliere malfattori dalla faccia della terra quanto, piuttosto, di punire coloro che hanno osato sfidare il re delle tenebre fuggendo dal suo regno, anche se Sam - che in fondo è un ragazzo di sani valori - comprende che nel dover eseguire questo lavoro infernale può proteggere coloro che rischiano di essere vittime delle anime dei dannati.


Entrambi i protagonisti mietitori di anime - pur con compiti apparentemente diversi - sono persone giovani con ancora molte esperienze da fare ma che a causa di questo “lavoro” sono costretti a rivedere le proprie abitudini di vita. Per entrambi sembra che questo nuovo lavoro sia arrivato dopo l’abbandono del college e l’inizio di un impiego senza speranza (nella fittizia catena di utensileria Work Bench per Sam e nell’agenzia di lavoro temporaneo Happy Time per Georgia), quasi a scrollarli dal loro torpore e spingerli a cercare un nuovo senso delle cose. Georgia capisce quanto abbia evitato di godere della propria vita solo quando è morta e si trova ad osservare la vita altrui nella sua condizione di non-morta: l’essere sempre vissuta evitando coinvolgimenti negli affetti si rivela un grosso errore che le ha impedito di provare emozioni ed esperienze che ora cerca di recuperare in questa sorta di seconda vita. Per Sam invece questo coinvolgimento con le forze demoniache, che mettono costantemente a repentaglio la sua vita e quella dei suoi amici, appare principalmente come una condanna ma in fin dei conti capisce che anche se nella sua vita ha sempre fallito in tutto, nei panni di mietitore di anime ha un grande talento che può comunque essere messo al servizio del bene per assicurare che le anime malvagie non facciano altre vittime.  Un fattore comune quasi paradossale per questi mietitori di anime è che iniziando questo “lavoro” cominciano una seconda vita fatta di nuove responsabilità e nuove prospettive che li portano inevitabilmente ad avviare il processo di maturazione che hanno cercato di ignorare per parecchio tempo. Mietere anime diventa quindi un mestiere a tutti gli effetti, la scelta delle persone non è casuale ma segue regole ben precise e queste serie sembrano voler dare un senso razionale alla morte dove tutto è governato da procedure, scadenze e burocrazia, ne sono esempi lampanti le liste giornaliere delle morti e gli schedari con gli ultimi pensieri avuti dalle persone prima di morire in Dead Like Me, o la consegna delle anime agli uffici della motorizzazione dove si trova il collegamento diretto con gli inferi in Reaper. Il messaggio comune sembra essere quello di voler credere che ogni morte ha un senso perché c’è sempre chi ha il compito di gestirla e che in fondo - dall’altra parte - c’è sempre qualcuno che si occupa delle anime guidandole nella direzione a loro destinata. E’ un duro lavoro ma, a quanto pare, qualcuno deve pur farlo!

 

 

Dania Pedron

 

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